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Protesta dei Tir: il governo approva gli aiuti ma intensifica anche i controlli

Gli scioperi contro il caro gasolio nel Sud si allargano, mettendo a rischio i rifornimenti. Il governo risponde con denunce e nuovi aiuti economici, ma tra le associazioni la mobilitazione si divide e a Gela i camionisti non si fermano.

Protesta dei Tir: il governo approva gli aiuti ma intensifica anche i controlli
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22 Ottobre 2026 - 15.30 Culture


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La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio continua a mettere in difficoltà il Sud, intrecciandosi con il malcontento di altri settori produttivi, dall’agricoltura alla pesca. Nei giorni scorsi i blocchi hanno interessato strade, svincoli autostradali e porti, sollevando preoccupazioni per la circolazione delle merci e per il rifornimento dei beni essenziali. I sindaci di Napoli e Bari hanno avvertito che, se la situazione dovesse protrarsi, le città rischierebbero la paralisi, con ripercussioni evidenti sulle attività commerciali.

Il fronte dei trasportatori, intanto, non è più compatto. In Sicilia l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias) ha annunciato la sospensione del blocco dopo un incontro in Prefettura a Catania. Il presidente Giuseppe Richichi ha motivato la decisione con le rassicurazioni ricevute sulla partecipazione ai tavoli nazionali dedicati al settore. Anche Fedralog, in Calabria, ha sospeso l’astensione dai servizi in attesa dell’incontro con il ministro Matteo Salvini, fissato per il 27 ottobre. La federazione ha avvertito che, in assenza di risposte adeguate, potrebbe organizzare un corteo verso Roma. Si tratta, dunque, di una tregua in attesa di impegni concreti, non di una vertenza risolta.

A Gela, lungo la statale 117 bis, decine di mezzi pesanti restano invece fermi. Gli autotrasportatori contestano le false notizie della conclusione delle proteste e di accordi già raggiunti: “I soldi che dovrebbero stanziare sono gli stessi che avevano già promesso. I prezzi del gasolio non scendono e noi non abbiamo ricevuto neanche un centesimo”, affermano. E aggiungono: “Questi camion fermi sono tutta la nostra vita e il nostro lavoro”. Parole che restituiscono la dimensione concreta della crisi: dietro i mezzi parcheggiati ci sono imprese che devono sostenere costi sempre maggiori e lavoratori che chiedono di poter riprendere le attività senza lavorare in perdita.

Il governo ha scelto di intervenire su due fronti. Da una parte il Viminale ha disposto controlli e identificazioni nei confronti di chi partecipa ai blocchi stradali, chiedendo a prefetti e questori di vigilare anche su eventuali infiltrazioni criminali. Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno, sono 1.339 le persone identificate e 71 quelle denunciate; 242 inoltre sono state sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 autotrasportatori in Campania per agevolare il trasporto delle merci. Il governo rivendica la necessità di garantire la libertà di circolazione e distinguere le rivendicazioni legittime dai comportamenti illegali. Resta però importante capire quali condotte siano contestate nei singoli casi: il dato delle identificazioni, da solo, non chiarisce le responsabilità individuali né i criteri delle denunce.

Dall’altra parte il Consiglio dei ministri convocato oggi ha approvato un decreto-legge che stanzia 110 milioni di euro per l’autotrasporto, 60 milioni per l’agricoltura e 10 milioni per la pesca, per un totale di 180 milioni. Gli aiuti si aggiungono a risorse già annunciate per il settore. È proprio su questo punto che si concentra una parte del dissenso: le somme possono offrire un sostegno nell’immediato, ma non equivalgono automaticamente a denaro incassato dalle imprese e non eliminano, da sole, il problema dei costi del carburante. Per i trasportatori che lamentano ritardi e aiuti insufficienti, la distanza tra gli impegni annunciati e l’effettiva risoluzione dei problemi resta centrale.

Le opposizioni chiedono alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di riferire in Parlamento sulla gestione della crisi. Giuseppe Conte sollecita chiarimenti sulle ricadute economiche e sociali della protesta; Maria Elena Boschi critica l’atteggiamento dell’esecutivo, mentre Elly Schlein sostiene che una risposta soltanto repressiva non possa risolvere il problema. Nicola Fratoianni contesta le misure adottate nei confronti dei manifestanti, interpretandole come una forma di repressione del dissenso.

La crisi mette così il governo davanti a una doppia urgenza: ripristinare la circolazione e contenere i disagi per cittadini e imprese, senza lasciare irrisolte le ragioni economiche che hanno portato i camionisti a fermarsi. Le sospensioni di questi giorni aprono uno spazio per il confronto, ma la protesta ancora attiva dimostra che gli annunci e gli stanziamenti non bastano, da soli, a chiudere la vertenza.

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