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Ugo La Pietra, l’arte di abitare tra spazio, città e natura

Dagli anni Sessanta a oggi, una ricerca che supera i confini dell’architettura e indaga il rapporto tra individuo e ambiente. In mostra circa 80 opere, tra installazioni, ceramiche, disegni e arazzi, con un inedito realizzato insieme alle tessitrici dello Studio Pratha.

Ugo La Pietra, l’arte di abitare tra spazio, città e natura
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17 Ottobre 2026 - 12.55 Culture


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Questa mostra presenta circa 80 opere, tra acrilici, oggetti, ceramiche, arazzi, installazioni, disegni, fotomontaggi e film d’artista, che ripercorrono la ricerca di Ugo La Pietra dal 1960 a oggi. Il tema cruciale su cui si fonda la mostra è quello dell’“abitare”, centrale nella ricerca dell’artista, che ha esplorato lo spazio urbano ed extraurbano attraverso narrazioni e media diversi. Come dichiara lo stesso autore: «Dagli anni Sessanta a oggi la mia ricerca si è sempre sviluppata attraverso l’analisi della società rispetto all’evoluzione dell’abitare, dallo spazio privato a quello pubblico».

Per La Pietra, superare i confini rigidi dell’architettura significa riflettere sul rapporto tra corpo e spazio, tra dimensione domestica e soglie aperte sul panorama della città, che diventa luogo della nostra presenza.

Le sale del museo sono organizzate secondo diversi temi, ripresi anche nel catalogo edito da Quodlibet, con un progetto grafico firmato da Leonardo Sonnoli: Casa e città, Fuori casa, Dentro e fuori casa, Fare casa, Casa e natura, Casa e giardino.

Il curatore Gabi Scardi scrive: «Se nell’immagine ufficiale della città, che si vuole ordinata, e nel racconto accreditato dell’architettura, che costruisce secondo modelli codificati e tende a rispondere a norme disciplinari e a obiettivi strategici dettati dall’esterno, le opere di La Pietra costituiscono una vera e propria contro-narrazione: si concentrano sul non codificato, proprio su ciò che alla pianificazione sfugge o ne viene espulso. Ma soprattutto La Pietra riflette su quella frontiera mobile che attraversa la città così come il corpo sociale, e su come essa non sia necessariamente separazione, ma possa farsi interfaccia, zona da abitare, portatrice di opportunità e di valore. È in questa trasformazione del confine — da linea che divide a spazio che mette in relazione — che si riconosce uno dei nuclei più persistenti della sua ricerca.

Gli spazi di margine e di soglia saranno l’ambito privilegiato delle sperimentazioni dell’artista. Le aree di confine tra città e non più città, i cortili urbani, i marciapiedi, le panchine, le porte, le finestre e i balconi diventeranno oggetto delle sue metodiche ricerche sull’abitare. I suoi interventi sono vere e proprie pratiche di fruizione, appropriazione e produzione dello spazio e possono attraversare tanto gli insediamenti spontanei quanto le aree formalmente pianificate. Di fatto, a interessarlo sono soprattutto le zone in cui i limiti tra dentro e fuori si fanno porosi e il regime di separazione risulta sospeso».

Il legame dell’artista con la Sardegna risale al 1978, quando realizzò un progetto ambientato sulla spiaggia del Poetto. In quell’occasione, La Pietra documentò fotograficamente le piccole case in legno presenti sulla spiaggia di Cagliari, alcune delle quali risalenti agli anni Dieci del Novecento. Il progetto si inserisce nella riflessione sull’“architettura spontanea”, intesa come nascita di piccoli luoghi confortevoli dedicati a forme temporanee di abitare, come gli alloggi estivi vicini al mare. Si tratta di costruzioni frutto di un processo progettuale che, con il passare degli anni, si è consolidato, trasformando il modo di vivere il paesaggio e il rapporto con la natura stessa della zona.

Successivamente, per rafforzare questo legame con la Sardegna, nel 1987 Ugo La Pietra partecipa al progetto Taccas. Nuovi tappeti sardi, promosso dall’ISRE e allestito a Nuoro, che presenta disegni di artisti, architetti e designer italiani — da De Lucchi a Baj, da Mendini a Sottsass — affidati alla tessitura artigianale sarda.

Ancora, nel 2009, l’artista realizza un ciclo di ceramiche sarde per la XIX Biennale di Artigianato Sardo. Oggi presenta un importante lavoro inedito, realizzato in collaborazione con le tessitrici dello Studio Pratha, da cui ha preso forma un ciclo di arazzi tessuti sulla base dei suoi disegni preparatori.

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