Dietro le sbarre possono nascere grandi progetti. E’ quello che è successo nel carcere di Secondigliano, dove i detenuti hanno trasformato il legno dei barconi arrivati a Lampedusa in strumenti musicali. A Napoli l’inaugurazione della mostra ‘Metamorfosi – Ciò che resta diventa musica‘ ha aperto ieri le porte ai suoi visitatori con il Complesso monumentale di Donnaregina, dando il via ad una nuova rassegna per il Museo Diocesano Diffuso come desiderato dall’Arcidiocesi di Napoli e dall’arcivescovo don Mimmo Battagli.
Gli “strumenti del mare” sono l’elemento più importante, realizzati con il legno dei barconi giunti a Lampedusa. Ciò è stato possibile grazie al lavoro dei detenuti del carcere di Secondigliano e la collaborazione con Fondazione Casa dello Spirito, che ha permesso loro di apprendere le tecniche della liuteria.
A Maria Savarese e Marina Gargiulo è affidata la cura dell’esposizione. Da ieri sera il pubblico può osservare sia gli strumenti sia le fotografie di Barbara Cardini e Leandro Ianniello che mostrano il lavoro svolto dai detenuti. La mostra si definisce un percorso “diffuso”, collocandosi tra i progetti del Complesso di Donnaregina, dove il barocco della Chiesa Nuova si combina con il gotico della Chiesa Vecchia.
“In questo luogo, attraverso il grande lavoro realizzato da queste persone, la memoria diventa futuro, le ferite diventano responsabilità, gli scarti diventano possibilità e le distanze vengono eliminate dalle prossimità. E tutto questo attraverso l’arte e la bellezza della cultura”, ha dichiarato Battaglia.
Da oggi Donnaregina Nuova e Vecchia aprono le porte al pubblico dalle 10 alle 17 con ingresso gratuito.