Mps, politica, mercato, la resistenza di Lovaglio e la ‘sindrome del raccordo anulare’

Il territorio chiede a Roma di orientare il mercato verso Lovaglio che intanto dira dritto per la sua strada. Roma risponde 'mercato', Messina chiede a Siena di fidarsi di lui. Tutti vogliono salvaguardare l’identità del Monte. Resta solo da capire chi, esattamente, avrà il diritto di definirla.

Mps, politica, mercato, la resistenza di Lovaglio e la ‘sindrome del raccordo anulare’
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Marcello Cecconi Modifica articolo

14 Settembre 2026 - 10.28 Culture


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C’è un piccolo mistero nella vicenda Mps. A Siena, quando si parla del Monte, il mercato diventa improvvisamente una faccenda politica. A Roma, invece, la politica scopre le virtù del mercato. È una differenza geografica interessante, che potremmo definire la “sindrome del raccordo anulare”. Più ci si avvicina a Roma, più il libero mercato torna di moda. E accade tanto nei palazzi delle istituzioni quanto in quelli dei partiti.

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Sul territorio, invece, il fronte è compattissimo. Destra, sinistra, centro, amministratori e rappresentanti istituzionali: tutti, o quasi, preoccupati di difendere il progetto di Luigi Lovaglio con Banco Bpm. E se per farlo serve anche il peso della quota pubblica ancora detenuta dal Tesoro, perché no? La paura, nemmeno troppo nascosta, è quella che porta il nome di Carlo Messina. L’offerta di Intesa Sanpaolo ha cambiato il tavolo da gioco, mettendo in discussione il disegno costruito attorno a Banco Bpm. Siena chiede dunque a Roma di intervenire.

Solo che Roma, almeno ufficialmente, risponde: no grazie. Giorgia Meloni lo ha detto piuttosto chiaramente: è una questione di mercato, il Governo non avrà un ruolo. Una risposta che, vista da Siena, ha almeno il pregio della chiarezza. Il curioso è che, nel frattempo, persino Carlo Messina sembra essersi candidato a difensore dell’identità senese.

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Qualche giorno fa, in assemblea, il numero uno di Intesa ha dispensato rassicurazioni: la sede resterà a Siena, l’identità del Monte sarà preservata, le professionalità valorizzate. Insomma, sembrava quasi che Intesa non fosse arrivata per comprare Mps, ma per proteggerla da compratori meno sensibili alle bellezze del territorio. Messina fa il suo mestiere, e lo fa bene. Ha capito che il punto delicato dell’operazione non è soltanto finanziario: è la paura che il Monte possa diventare una banca come un’altra, con il nome ancora sulla porta ma l’anima trasferita altrove.

E allora ecco la promessa: tranquilli, Siena resterà Siena. Manca solo che garantisca che nei giorni di Palio la banca chiuderà per rispetto della tradizione. Ma “preservare l’identità” è qualcosa di più complicato che conservare una sede e un marchio. Significa mantenere una cultura, una rete di relazioni e soprattutto una capacità di decidere dove mettere il credito e per chi. È su questo che dovranno misurarsi le rassicurazioni di questi ultimi giorni.

Nel frattempo, però, Lovaglio non sembra intenzionato a mettere la penna nel cassetto. Mps ha comunicato a Consob che le offerte su Banco Bpm e Banca Generali restano valide anche nell’eventualità che Intesa riesca a conquistare il controllo del Monte. Non sono, dunque, semplicemente il piano B da tirare fuori se Messina fallisce e la banca intende andare avanti con la propria strategia anche nello scenario in cui fosse Intesa a prevalere.

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Ed è forse questo il passaggio più interessante della partita. Perché, mentre a Roma si discute se il Governo debba o non debba avere un ruolo e a Siena si discute di quale futuro sia più coerente con l’identità del Monte, Mps dice sostanzialmente che il suo progetto industriale non finisce con un eventuale cambio di controllo.

Il garbuglio aumenta: il territorio chiede a Roma di usare la propria quota pubblica per orientare il mercato verso Lovaglio; Roma risponde che il mercato deve fare il suo corso; Messina chiede a Siena di fidarsi di lui per conservare ciò che Siena teme di perdere; Lovaglio, intanto, prepara il futuro anche nel caso in cui dovesse essere qualcun altro a sedersi al posto suo.

E allora? Forse la verità è più semplice di quanto sembri. Il mercato va benissimo quando produce un risultato politicamente accettabile ma quando rischia di produrne uno sgradito, si scoprono il territorio, l’interesse nazionale, i posti di lavoro, l’identità, le professionalità. Non è uno scandalo, è la politica, che non può essere raccontata come se fosse soltanto economia. A Siena la politica chiede a Roma di fare politica. Roma risponde che deve fare il mercato. Messina prova a convincere Siena che anche dentro Intesa il Monte resterà il Monte. Lovaglio, intanto, conferma che il suo progetto continuerà comunque. Tutti vogliono salvaguardare l’identità del Monte.

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Alla fine resta la vera semplice domanda: chi avrà davvero il diritto di decidere che cosa significa “identità Mps”? Nel frattempo il mercato farà il suo mestiere e la politica proverà a convincerci di non averlo mai guardato.

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