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Addio a Francesco Guccini, il poeta della canzone d’autore italiana

Si è spento nella sua Pavana circondato dall’affetto della famiglia. Autore di capolavori come Auschwitz, La locomotiva, L’avvelenata e Canzone per un’amica, ha segnato oltre mezzo secolo di musica e cultura italiana. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata, mentre a settembre sarà organizzata una cerimonia commemorativa.

Addio a Francesco Guccini, il poeta della canzone d’autore italiana
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6 Agosto 2026 - 12.32 Culture


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È morto Francesco Guccini. Il cantautore, scrittore e poeta della canzone d’autore italiana si è spento oggi, giovedì 6 agosto, nella sua casa di Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, all’età di 86 anni. Ad annunciarlo è stata la famiglia con una nota, spiegando che Guccini è morto circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei suoi familiari. Nel rispetto delle sue volontà, i funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata, mentre nel mese di settembre sarà organizzata una cerimonia pubblica per consentire ai tanti estimatori di rendergli omaggio.

Con la scomparsa di Guccini, l’Italia perde una delle voci più autorevoli e originali della propria cultura. Cantastorie, intellettuale, narratore e autore di alcuni dei brani più importanti della musica italiana, ha attraversato oltre mezzo secolo di storia raccontando il Paese con uno stile inconfondibile, fatto di poesia, memoria, ironia e impegno civile.

Nato a Modena il 14 giugno 1940, trascorse parte dell’infanzia a Pavana durante la Seconda guerra mondiale, luogo al quale rimase profondamente legato e dove aveva scelto di vivere dagli inizi degli anni Duemila. Dopo gli studi e un’esperienza come cronista alla Gazzetta di Modena, si trasferì a Bologna, città che sarebbe diventata uno dei simboli della sua produzione artistica e lo scenario di molte delle sue canzoni, da Via Paolo Fabbri 43 a Farewell.

La sua carriera musicale iniziò come autore per altri artisti. Furono i Nomadi e l’Equipe 84 a portare al successo alcuni dei suoi primi capolavori, tra cui Dio è morto, Auschwitz, Noi non ci saremo e Canzone per un’amica. Nel 1967 debuttò come solista con Folk Beat n. 1, ma fu l’album Radici, pubblicato nel 1972, a consacrarlo definitivamente grazie a brani destinati a entrare nella storia della musica italiana come Il vecchio e il bambino, Incontro e soprattutto La locomotiva, epica ballata dedicata al macchinista anarchico Pietro Rigosi.

Negli anni Settanta Guccini divenne il cantautore simbolo di una generazione. Pur rifiutando etichette ideologiche rigide e definendosi più volte “anarcoide” e libertario, le sue canzoni furono un punto di riferimento per la sinistra studentesca e operaia. Attraverso i suoi testi raccontò le contraddizioni della società italiana, la memoria storica, la Resistenza, le lotte sociali e le illusioni di un’intera epoca.

Nel 1976 pubblicò Via Paolo Fabbri 43, considerato da molti il suo capolavoro. Al suo interno trovava spazio L’avvelenata, una feroce e ironica invettiva contro il mondo della discografia e della critica musicale, diventata una delle canzoni manifesto della sua poetica. Negli anni successivi arrivarono altri album fondamentali come Amerigo, Metropolis, Signora Bovary, Parnassius Guccinii e D’amore di morte e di altre sciocchezze, impreziositi da brani come Eskimo, Autogrill, Vorrei, Farewell, Cirano e Canzone delle domande consuete.

La sua produzione non si limitò alla musica. Dalla fine degli anni Ottanta Guccini si dedicò sempre più intensamente alla letteratura, pubblicando saggi e romanzi e firmando, insieme all’amico Loriano Macchiavelli, una fortunata serie di gialli. Nel 2012 annunciò il ritiro dalle scene dopo l’album L’ultima Thule, anche se nel 2022 e nel 2023 tornò in studio per incidere due raccolte dedicate ai canti della tradizione popolare.

Fino agli ultimi anni ha continuato a essere un punto di riferimento della cultura italiana, capace di osservare il presente con lo stesso spirito critico che aveva caratterizzato tutta la sua produzione artistica. Nel 2004 era stato nominato Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Restano le sue canzoni, diventate patrimonio collettivo di più generazioni. Da Auschwitz a Dio è morto, da La locomotiva a L’avvelenata, passando per Eskimo, Autogrill, Vedi cara, Incontro, Canzone per un’amica e Cirano, Francesco Guccini ha raccontato l’Italia come pochi altri artisti sono riusciti a fare, lasciando un’eredità culturale e musicale destinata a rimanere viva nel tempo.

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