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L'IA crea volti sempre più credibili: difficile distinguere il vero dal sintetico

Uno studio dell'Università di Lancaster evidenzia i limiti della percezione umana davanti alle immagini generate artificialmente e i rischi per l'identità online.

L'IA crea volti sempre più credibili: difficile distinguere il vero dal sintetico
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12 Luglio 2026 - 19.47 Culture


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Scorrendo i social, leggendo un articolo o aprendo il profilo di una persona sconosciuta, capita sempre più spesso di trovarsi davanti a immagini che sembrano autentiche ma non lo sono. I volti creati dall’intelligenza artificiale stanno diventando così realistici da rendere difficile distinguerli da quelli di persone realmente esistite. E il problema non è solo riconoscerli: secondo un nuovo studio dell’Università di Lancaster, finiscono persino per ispirare più fiducia dei volti reali.

Per verificare quanto sia facile lasciarsi ingannare, i ricercatori hanno sottoposto a un gruppo di 169 partecipanti una serie di immagini raffiguranti volti reali e sintetici, chiedendo di stabilire quali fossero autentici e quali generati dall’intelligenza artificiale. Il risultato è stato sorprendente: l’accuratezza media si è fermata al 58,4%, solo di poco superiore a quella ottenibile affidandosi al lancio di una moneta.

Il dato apre però anche una questione più ampia sui possibili utilizzi di questa tecnologia. Come sottolinea la prima autrice dello studio, Alexis McGuire, la crescente accessibilità dei modelli di IA permette anche a persone senza competenze tecniche di creare volti falsi, con possibili conseguenze che vanno dalla diffusione di disinformazione al furto d’identità e al catfishing.

Il risultato più sorprendente della ricerca, però, non riguarda solo la capacità di riconoscere un volto falso. Nell’esperimento successivo ai partecipanti è stato chiesto di valutare l’affidabilità percepita delle immagini su una scala da 1 (per niente affidabile) a 7 (molto affidabile). I volti generati dall’intelligenza artificiale hanno ottenuto punteggi superiori rispetto a quelli reali, rivelando un risultato inatteso: un’immagine sintetica può essere considerata più affidabile proprio quando non appare necessariamente più realistica.

È emerso infatti un paradasso: i volti creati con il più recente modello di diffusione dell’IA (DM) sono stati giudicati meno realistici rispetto a quelli prodotti da un precedente modello generativo (GAN), ma hanno comunque ricevuto il punteggio più alto in termini di affidabilità.

Non è la prima volta che la ricerca mostra quanto sia sottile il confine tra volti reali e sintetici. Già nel 2022 uno studio guidato da Sophie Nightingale e Hany Farid e pubblicato su PNAS aveva evidenziato che le persone faticavano a distinguere i volti creati dall’IA da quelli autentici, arrivando a considerarli persino più affidabili.

Ma perché un volto artificiale dovrebbe risultare più affidabile di uno reale? Gli autori dello studio non forniscono una risposta definitiva, ma ipotizzano che i giudizi di realismo e affidabilità siano guidati da meccanismi psicologici differenti. Il nostro cervello, infatti, non valuta un volto solo sulla base della sua autenticità, ma anche attraverso una serie di caratteristiche che contribuiscono alla percezione di familiarità e credibilità.

Il rischio, quindi, non riguarda soltanto la capacità di riconoscere un’immagine artificiale; in un ambiente digitale dove spesso un volto rappresenta la prima forma di credibilità, la possibilità di creare persone inesistenti ma convincenti può trasformare l’identità online in qualcosa di sempre più difficile da verificare.

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