di Luisa Marini
Nonostante la Premier lo dissimuli, le sue idee, dalle Tesi di Trieste al libro “Io sono Giorgia”, fino ai recenti attacchi alla Costituzione, sono chiaramente riferite al Ventennio.
Mancava un libro che verificasse e accertasse puntualmente le fonti cui si rifà la Premier Giorgia Meloni. Ora c’è:“ Tomaso Montanari, La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista, Feltrinelli). Scrive Tomaso Montanari: “Di fronte a una destra che protesta continuamente (ma quanto ambiguamente…) la propria discontinuità con una matrice fascista, di fronte a un giornalismo che (per connivenza, o superficialità, o crassa ignoranza) le crede, l’unica risposta possibile è quella dei fatti: e i fatti, in questo caso, sono i testi che espongono le idee. Anzi, l’Idea”.
Partendo dagli esordi della giovane Giorgia nei “campi Hobbit” di fine anni Settanta, passando per le Tesi di Trieste, manifesto ufficiale della svolta radicale di Fratelli d’Italia del 2017, fino ad arrivare ad oggi, in cui la manipolazione politica della comunicazione passa per gran parte attraverso i social media, Montanari, in maniera rigorosa, analizza le fonti e le false notizie, compara comizi di ieri e di oggi, setaccia discorsi vecchi e nuovi.
La conclusione è che, per quanto il Presidente del Consiglio si sforzi di dissimularlo, il partito Fratelli d’Italia (e almeno in parte anche la Lega di Salvini) affonda le sue radici nel fascismo storico, per nulla un relitto ormai abbandonato. Il “lungo e sotterraneo filo nero” di cui parla Montanari passa all’indietro attraverso Alleanza Nazionale e il Movimento Sociale (senza disdegnare CasaPound) e arriva al Partito Nazionale Fascista e al nazismo: un’Idea non detta in modo esplicito, ma cui Meloni allude continuamente attraverso la sua retorica dal volto rassicurante, che lascia sempre le parti scomode in ombra.
Tomaso Montanari definisce il proprio contributo come “un atto di verità politica”: una difesa contro il fumo negli occhi lanciato anzitutto attraverso il concetto di difesa della razza (che Meloni crede esista!), la distorsione di un’idea di Nazione che va a braccetto con la difesa della società occidentale. Si tratta di una pretesa tutela che passa attraverso l’uso delle paure dei cittadini ai fini della creazione del consenso, anzitutto quella di una supposta sostituzione etnica a causa della denatalità, vecchio discorso che riprende le suggestioni di un certo passato rispolverato per l’oggi, tra cui quella che fosse il “miscuglio razziale” a determinare la crisi delle civiltà (lo diceva Hitler nel suo Mein Kampf).
Tale affermazione, oggi facilmente rigettabile attraverso i dati, è cavalcata dai sovranisti mondiali, e Meloni nel suo libro afferma che allo Stato spetta vegliare sulla perpetuazione etnico-culturale della nazione. Allora, ci avverte Montanari, in tale visione del mondo, orientamento sessuale, famiglia e procreazione diventano questioni di Stato, e la donna un mezzo al servizio dell’ideologia.
Il libro tocca anche lo scottante tema dell’antisemitismo, oggi rovesciato nella collusione con Israele stato genocida, e prosegue argomentando in merito all’effettivo rifiuto dell’uguaglianza, alla cultura di Stato che passa attraverso la scuola e, non ultima, alla guerra mossa alla nostra Costituzione, alla quale l’attuale governo cerca a tutti i costi di apportare modifiche, per fortuna senza riuscirvi.
Di fatto, dice Montanari, tutto si riduce al violento primato di “noi”, costruito su controllo autoritario e odio, contro “loro”, oltretutto fondato su una mancanza di idee causata da una drammatica quanto diffusa regressione del pensiero critico. Una storica banalità del male che arriva fino a noi e che sarebbe pericoloso sottovalutare.
Quali conseguenze ci dobbiamo aspettare? Dove rimane spazio per le libertà della persona, per il diritto alla ricerca, se non della felicità, almeno di una vita in cui esprimersi grazie al rispetto delle diversità, cui ognuno ha diritto? La mente va ai diritti fondamentali assicurati dalla nostra Costituzione, e infatti la risposta dell’autore è basata sulla necessità di riportare la persona umana al centro della politica, a partire proprio dalla Costituzione, per realizzare la radicalità del bene.
La speranza dell’autore, dichiarata nell’introduzione, è che la lettura del suo libro “contribuisca ad aumentare decisivamente il numero di persone, anche collocate in posti-chiave della Repubblica, che non potranno più dire, in coscienza, di non sapere.