Sudan, tre anni di guerra: 17 milioni di bambini senza cure

Save the Children: almeno tre nascite al minuto nel conflitto, sanità al collasso e attacchi agli ospedali

Sudan, tre anni di guerra: 17 milioni di bambini senza cure
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16 Aprile 2026 - 16.18 Culture


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A tre anni dall’inizio del conflitto in Sudan, la situazione umanitaria resta drammatica: circa 17 milioni di bambini necessitano urgentemente di assistenza sanitaria e umanitaria. A lanciare l’allarme è Save the Children.

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Secondo i dati diffusi, tra aprile 2023 e aprile 2026 sono nati circa 5,6 milioni di bambini, con una media di oltre 5.000 nascite al giorno, pari ad almeno tre al minuto. Molti neonati vengono al mondo in condizioni estreme, tra sfollamenti, strutture sanitarie inadeguate e carenze di personale medico.

Il sistema sanitario del Sudan è ormai al collasso. Si stima che il 70-80% delle strutture nelle aree colpite dal conflitto non sia più operativo, mentre quelle attive affrontano gravi carenze di medicinali, attrezzature e carburante. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 2023 e il 2025 si sono verificati oltre 200 attacchi contro strutture sanitarie, causando circa 2.000 morti.

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Tra gli episodi più gravi, l’attacco all’ospedale universitario di Ed Dain, nel Darfur orientale, che ha provocato decine di vittime, tra cui bambini, rendendo inutilizzabile l’intera struttura.

La crisi è aggravata anche dalla chiusura del confine con il Ciad, una via fondamentale per l’approvvigionamento di medicinali e beni essenziali nella regione del Darfur.

I dati mostrano inoltre un peggioramento degli indicatori sanitari: la mortalità materna è aumentata oltre l’11% rispetto al periodo prebellico, mentre quella infantile resta tra le più alte al mondo, anche a causa della mancanza di assistenza ostetrica e pediatrica.

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“Ogni minuto nascono bambini in condizioni che nessuno dovrebbe affrontare”, ha dichiarato Mohamed Abdiladif, chiedendo un intervento urgente della comunità internazionale.

L’organizzazione sollecita la fine delle violenze, la protezione delle strutture civili e un accesso umanitario senza ostacoli, per evitare ulteriori perdite di vite umane e garantire un futuro alle nuove generazioni.

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