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Il sipario rischia di chiudere per sempre sul Teatro delle Vittorie

Le grandi firme dello spettacolo italiano si mobilitano per salvare lo storico studio romano dalla vendita immobiliare decisa dai vertici Rai.

Il sipario rischia di chiudere per sempre sul Teatro delle Vittorie
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28 Aprile 2026 - 17.28 Culture


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Il panorama culturale e televisivo italiano è scosso da una notizia che tocca nel profondo la memoria collettiva del Paese: la messa in vendita dello storico Teatro delle Vittorie. Come riportato dal giornalista Michele Cassano dell’ANSA, la decisione della Rai di inserire lo storico palcoscenico in un pacchetto di dismissioni che comprende altri quindici immobili ha sollevato un polverone di indignazione tra i volti più noti del piccolo schermo.

La mobilitazione è partita da figure iconiche della nostra televisione, con Renzo Arbore che ha definito l’operazione come qualcosa di profondamente “avvilente”. Sulla scia di questo appello, Fiorello ha voluto manifestare fisicamente il proprio dissenso affiggendo dei cartelli all’ingresso dello stabile, dichiarando senza mezzi termini che l’idea stessa di cedere un simile patrimonio è paragonabile a “un crimine contro la storia dello spettacolo italiano”.

Anche la nuova generazione di conduttori esprime profonda amarezza per questa decisione. Stefano De Martino, attualmente impegnato proprio in quegli studi, ha descritto l’esperienza di lavorare tra quelle mura come un privilegio assoluto, ammettendo che l’idea di essere l’ultimo presentatore Rai a calcare quel palco gli provoca una forte impressione. La speranza condivisa dai protagonisti del piccolo schermo è che si possano esplorare strade alternative alla cessione definitiva, cercando soluzioni che non cancellino decenni di successi e innovazione televisiva.

La Rai giustifica la scelta citando costi di manutenzione milionari e una struttura ormai segnata da un’obsolescenza tecnica che renderebbe la gestione non più sostenibile. Per l’azienda, non si tratta di un attacco alla propria eredità culturale, ma di un passo necessario verso una modernizzazione che passa attraverso la razionalizzazione degli spazi.

Nonostante la delibera di vendita risalga già al 2022, la partita non è ancora del tutto chiusa. Sul Teatro delle Vittorie, così come su altri gioielli architettonici tra cui Palazzo Labia a Venezia o la sede milanese di Gio Ponti, pende infatti il vincolo delle Belle Arti. Questo dettaglio legale impone l’autorizzazione del Ministero della Cultura e garantisce allo Stato un diritto di prelazione da esercitare entro sessanta giorni. Molti sperano in un intervento diretto del governo per acquisire la struttura, stimata intorno ai sette milioni di euro, a cui andrebbero aggiunti altrettanti fondi per un restauro completo.

Mentre circolano voci sull’interesse di grandi fondi d’investimento esteri per l’intero pacchetto immobiliare Rai, la politica interna si muove: alcuni consiglieri hanno chiesto lo stralcio del teatro dall’operazione complessiva, evidenziando come il guadagno derivante da questa singola vendita sia minimo rispetto al valore totale dell’affare. Il dibattito è ora approdato in Commissione di Vigilanza, dove si chiede con urgenza un’audizione dei vertici aziendali per fare chiarezza su un piano che rischia di privare il servizio pubblico di uno dei suoi cuori pulsanti.

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