Al via "Dentro la metamorfosi", una mostra per riflettere sull'impatto umano nel pianeta Terra

L'esposizione è situata negli spazi del Museo di Storia Naturale di Milano

Al via "Dentro la metamorfosi", una mostra per riflettere sull'impatto umano nel pianeta Terra
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19 Aprile 2026 - 17.47 Culture


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Rendere gli esseri umani più rispettosi nei confronti di ciò che li circonda. Questo è il principale obiettivo di “Dentro la metamorfosi“, la nuova esposizione al Museo di Storia Naturale di Milano accessibile al pubblico fino alla giornata di domenica 8 novembre 2026.

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La mostra inaugura “Tracce”, il primo dei quattro nuclei tematici del percorso multidisciplinare e quadriennale promosso dagli Istituti Scientifici del Comune di Milano – Museo di Storia Naturale, Acquario Civico e Planetario – dedicato al dialogo tra scienza e cultura: un invito a interrogare ciò che resta dopo lo sfruttamento, ad osservare i segni lasciati dalle trasformazioni ambientali e a riflettere sulle possibilità di rigenerazione.

L’installazione accompagna i visitatori dentro la trasformazione degli ecosistemi marini, che sono passati da essere delle preziose fonti primarie di vita a luoghi di accumulo di rifiuti e alterazioni profonde degli equilibri naturali. Il titolo richiama una metamorfosi che riguarda non solo i materiali, ma il nostro stesso modo di concepire il progresso, il benessere e il consumo. 

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La plastica diventa il simbolo di un sistema produttivo che ha ignorato per tanto, troppo tempo i propri effetti collaterali. Infatti, ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti raggiungono il mare, minacciando la biodiversità, la sicurezza alimentare e anche l’equilibrio climatico.

La grande sala espositiva al piano terra del Museo di Storia Naturale è occupata da una sequenza di piccole stanze luminose e gonfiabili, vere e proprie “membrane” traslucide che le persone attraversano come parti di un unico organismo vivente.

Non dei semplici spazi, ma ambienti che evocano fragilità e mutazione, rendendo il pubblico parte attiva dell’opera. Al loro interno prendono forma scene nate dalla ricomposizione di oggetti di plastica dispersi e ridotti in microplastiche: da questi frammenti emergono figure ibride e inquietanti, che rivelano il mondo “squilibrato” e potenzialmente pericoloso che abbiamo contribuito a creare.

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Entrare all’interno di queste stanze (che evocano mondi immaginari) significa varcare una soglia di responsabilità, vale a dire quella di isolarsi dal rumore quotidiano per confrontarsi con l’impatto reale delle proprie abitudini. Esse sono luoghi di disorientamento consapevole, nei quali le immagini generate uniscono elementi tanto seduttivi quanto disturbanti.

La plastica appare attraente, colorata, quasi innocua, ma rivela in filigrana forme strane e antropomorfe, in un chiaro avvertimento contro l’estetizzazione del problema. Il percorso non introduce un nuovo linguaggio della plastica, ma mostra piuttosto l’urgenza di interromperlo al più presto. Ogni cabina è un invito a non farsi ingannare dalla comodità, dalla leggerezza, dall’illusione che tanto quell’oggetto prima o poi “sparirà”, si dissolverà da qualche parte.

A margine dell’inaugurazione di questo importante evento Maria Cristina Finucci, architetta, designer e artista, si è così espressa: “Ho pensato che la intelligenza artificiale potesse disgregare la plastica e poi ricomporla in nuove forme. È venuto fuori un mondo stranissimo fatto di esseri mutanti: un mondo pericoloso perché la plastica non scompare”.

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E ha concluso Finucci: “Immagini che ho stampate su cabine di plastica che dunque nascondono un’insidia. Ma se il messaggio non passa attraverso un’emozione non genera cambiamento. E l’arte può innescare il cambiamento perché è un linguaggio universale”.

Insomma, una nuova mostra immersiva ha aperto le sue “porte”, e adesso non resta che sperare che più persone possibili accorrano a Milano per visitarla, affinchè il messaggio di tutela degli ambienti marini si diffonda a macchia d’olio in tutto il mondo.

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