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Suzuka, l’incidente di Bearman apre gli occhi alla Fia

Al ventiduesimo giro, il duello tra il pilota della Haas e Franco Colapinto si è trasformato, in pochi istanti, da semplice confronto sportivo a una dinamica quasi prevedibile di collisione. Carlos Sainz invita a rivedere il regolamento.

Suzuka, l’incidente di Bearman apre gli occhi alla Fia
Bearman al muro con la sua Haas
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3 Aprile 2026 - 16.31 Culture


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di Lilia La Greca

Il Gran Premio di Suzuka, domenica scorsa, ha riacceso i riflettori su un tema cruciale: la sicurezza. Gli eventi in pista hanno sollevato interrogativi sull’efficacia del nuovo regolamento e sulle prestazioni delle monoposto attuali, evidenziando come, accanto allo spettacolo, restano aperte questioni che non possono essere ignorate.  Al ventiduesimo giro, il duello tra Oliver Bearman e Franco Colapinto si è trasformato, in pochi istanti, da semplice confronto sportivo a una dinamica quasi prevedibile di collisione.

Fino a quel momento, la Haas del giovane britannico esprimeva già una superiorità di velocità significativa in avvicinamento alla curva Spoon. Ma è nel momento dell’attacco che il margine si è fatto abissale: l’attivazione della modalità “Boost” ha amplificato la differenza oltre i 50 km/h rendendola sproporzionata rispetto all’equilibrio del duello.

Nello stesso frangente, un elemento invisibile ma decisivo ha cambiato la scena: il sistema ibrido della Alpine di Colapinto ha temporaneamente ridotto l’erogazione di potenza. È il tipo di dettaglio tecnico che raramente emerge allo sguardo dello spettatore, ma che può riscrivere, in pochi metri, il destino di un’azione. Così, mentre Bearman sopraggiungeva con una velocità di gran lunga superiore, un lieve spostamento verso sinistra della vettura argentina ha contribuito a generare un effetto di disallineamento percettivo.

E’ stato in quella frazione di secondo, con lo spazio che si è chiuso, che la reazione istintiva del pilota della Haas,per evitare il contatto con l’Alpine , è stato quello di correggere la traiettoria. Gesto che a oltre 300 km/h lo ha spedito sull’erba, dove il confine tra controllo e perdita di aderenza si dissolve immediatamente. L’impatto con la segnaletica e, poi, con le barriere esterne ha segnato la conclusione inevitabile di una sequenza in cui tecnologia, velocità e margini minimi si sono intrecciati fino a superare la capacità umana di gestione.

Sappiamo che la Formula 1 è uno sport dove di incidenti in passato se ne sono visti e, nonostante i progressi sulla sicurezza ottenuti, non è pensabile eliminarli del tutto. L’incidente di Bearman però, che per fortuna ha procurato al giovane britannico “solo” una contusione al ginocchio, è figlia di un regolamento con che ha ancora lacune evidenti.

A dirlo è proprio Carlos Sainz, che nelle interviste dopo gara esprime la sua preoccupazione: “L’incidente a cui abbiamo assistito oggi era prevedibile, i piloti lo avevano preannunciato. È stato un impatto a 50G (50 volte più velocemente della gravità terrestre n.d.r.). Immaginate se fosse successo a Las Vegas o a Baku, senza vie di fuga e a velocità ancora maggiori. Spero che la F1 riveda la sua posizione, perché è evidente che il regolamento presenta delle lacune e dei problemi che devono essere affrontati prima di Miami. Non importa se perdiamo mezzo secondo al giro. Se dobbiamo ridurre la potenza per far durare più a lungo il motore elettrico, sono convinto che sarà più sicuro”. Conclude poi lamentando la tendenza a voler spettacolarizzare le corse rispetto alla sicurezza affermando che “questo modo di gareggiare non va bene”. 

Anche Andrea Stella invita la FIA a prendere questo mese di aprile per valutare l’accaduto e raccogliere le forze degli ingegneri e dello staff per risolvere i problemi. La FIA ha diffuso un comunicato ufficiale in cui ribadisce la necessità di una revisione del regolamento, aprendo alla possibilità di interventi correttivi già nel breve periodo.

Nel frattempo, il calendario subisce una battuta d’arresto significativa: gli appassionati dovranno rinunciare ai Gran Premi di Bahrain e dell’Arabia Saudita, sospesi a causa del perdurare del conflitto geopolitico nell’area. Questo inatteso mese di pausa potrebbe però trasformarsi in un’occasione preziosa. Non soltanto per riflettere sugli equilibri della competizione, ma soprattutto per riconsiderare il rapporto tra istituzioni e protagonisti della pista.

Forse è proprio da qui che la FIA dovrebbe ripartire: dall’ascolto diretto dei piloti, interpreti ultimi di uno sport in cui ogni decisione regolamentare si traduce, inevitabilmente, in una questione di sicurezza, controllo e responsabilità.

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