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Calcio "a rischio retrocessione": tanti sport bramano il suo posto

Lo sport nazionale porta pochi risultati e altalenanti, mentre tanti sport "di serie B" continuano a regalare grandi imprese

Calcio "a rischio retrocessione": tanti sport bramano il suo posto
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21 Marzo 2026 - 15.34 Culture


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di Lapo Vinattieri

Nei giorni in cui il CT della Nazionale italiana Gennaro Gattuso annuncia i convocati per la sfida da dentro-o-fuori contro l’Irlanda del Nord del 26 marzo, decisiva per l’accesso ai Mondiali di quest’estate, in tutto il Paese rimbalzano notizie di grandi successi in altri sport. Trattasi di discipline con un’audience inferiore rispetto al calcio, ma capaci di regalare soddisfazioni che oggi sembrano sempre meno legate a quello che è lo sport nazionale da oltre un secolo.

Il caso più evidente è quello di Jannik Sinner, divenuto ormai simbolo dell’Italia sportiva all’estero. Lo scorso 15 marzo ha battuto il russo Daniil Medvedev in finale dell’ATP 1000 di Indian Wells, a termine di un torneo che ha dominato. Tra il primo turno e la finale non ha concesso nemmeno un set, superando anche avversari di alto livello come Zverev e dimostrando come il cemento sia la sua superficie prediletta. Ora lo attende un altro cemento americano, quello di Miami, dove potrebbe incrociare il rivale Carlos Alcaraz solo in un’eventuale finale.

Il 15 marzo non ha visto trionfare solo Sinner. Dall’altra parte del mondo, in Cina, Kimi Antonelli, giovane pilota Mercedes, è riuscito a vincere il GP di Shangai. Una gara dominata dal 19enne di Bologna che, tranne per un sorpasso subito durante il secondo giro dal ferrarista Hamilton, è rimasto al comando per 55 giri sui 56 totali, divenendo il secondo pilota più giovane ad aver mai vinto una gara in Formula 1 e il primo italiano a vincere un GP dal 2006.

Si potrebbe però obiettare che questi sono sport individuali, come tra l’altro sono state parte delle discipline nelle quali abbiamo vinto delle medaglie nelle scorse Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Ma in realtà segnali importanti arrivano anche da discipline di squadra, come testimonia il percorso fatto dalla nazionale italiana di baseball nel World Baseball Classic. Nonostante alla vigilia fosse tutt’altro che una delle favorite, la nostra nazionale è stata la vera e propria “cenerentola” del torneo, chiudendo il girone al primo posto davanti agli Stati Uniti, battendo ai quarti Porto Rico e arrendendosi solo ai futuri campioni del Venezuela.

Se ciò non fosse abbastanza, prendiamo il Sei Nazioni di rugby: dopo anni di insuccessi, la selezione italiana di coach Gonzalo Quesada ha chiuso al quarto posto battendo Scozia e Inghilterra, due delle nazionali simbolo della disciplina. Si tratta di risultati che confermano una crescita evidente e la nascita di una generazione finalmente competitiva.

Eppure, quelli che ho nominato continuano ad essere considerati “sport di serie B”. Il calcio resta dominante, occupando gran parte dello spazio mediatico (link all’articolo Calcio mangiatutto: neppure le Olimpiadi riescono a ritagliarsi lo spazio che meriterebbero), nonostante i risultati recenti non siano sempre all’altezza del suo peso.

Sembra quindi giunto il momento di rivedere questa gerarchia. L’Italia sta dimostrando di poter essere competitiva in molte discipline, non solo in quella che per oltre un secolo ha rappresentato l’identità sportiva nazionale. E mentre sono gli italiani stessi a non volersene rendere conto, forse il cambiamento è già in atto.

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