Il pubblico dei musei cresce con il Sud ancora fanalino di coda

Nel 2025 i luoghi della cultura italiani hanno registrato quasi dieci milioni di visitatori in più rispetto all'anno precedente. I dati vengono dal sistema di biglietteria MidaTicket, elaborati dalla Fondazione Delphos su 226 siti in tutto il territorio nazionale. La crescita è reale. La distribuzione geografica, però, racconta un Paese diviso in due.

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6 Marzo 2026 - 18.18 Culture


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Nel 2025 i luoghi della cultura hanno registrato un aumento dei visitatori del 15,8%. I numeri li ha elaborati la Fondazione Delphos su 49,2 milioni di titoli di accesso. Nel 2025 entrare in un museo è costato in media 10,97 euro. L’anno prima erano 10,32. Sei centesimi di aumento al mese, trecento musei in più aperti al conteggio. Eppure, i dati dell’Osservatorio Fondazione Delphos, presentato oggi a Roma, raccontano qualcosa di più di un semplice rincaro.

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I visitatori sono cresciuti del 15,8% rispetto al 2024. Il sistema di biglietteria MidaTicket ha emesso 49,2 milioni di titoli d’accesso in 226 siti. I parchi archeologici hanno superato da soli i 10,2 milioni di ingressi, con una media di oltre 1,1 milioni per sito. Chi arriva, però, arriva da lontano. Sette visitatori su dieci vengono dall’estero. Il primo mercato straniero è il Regno Unito, con il 13,1% degli accessi, davanti agli Stati Uniti, fermi al 10,7%. Gli italiani si attestano al 30,33%. Tra le sorprese della stagione, la Finlandia che era allo 0,3% nel 2024, ma nel 2025 ha raggiunto il 2,1%, con balzo che nessun modello previsionale aveva anticipato. Il Nord e il Centro si dividono quasi tutto il mercato. Il Nord raccoglie il 49,7% dei biglietti emessi. Il Centro il 46,9%. Il Sud si ferma al 3,4%. Sul versante dei prezzi, il Lazio guida la classifica con un biglietto medio da 14,34 euro. Seguono il Piemonte a 13,48 euro e la Campania a 12,37 euro. L’Emilia-Romagna si colloca all’opposto: 4,40 euro per ingresso.

La cassa fisica tiene ancora, ma arretra. Era al 62,9% nel 2024, ma oggi è al 56,5%. L’acquisto digitale sale al 36,8%. Nelle strutture con oltre 80mila ingressi mensili il sorpasso è già avvenuto con quasi sei biglietti su dieci transitano online.

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Resta l’abitudine del giorno stesso, perché la maggioranza degli italiani compra il biglietto all’ingresso, senza prenotazione. Il no-show, ovvero chi acquista e poi non si presenta, ha andamenti diversi per tipologia di sito. Nei parchi e giardini storici sale al 13%, contro il 4% del 2024. Nei musei scende dall’8% al 5%, mentre nelle sedi espositive si dimezza, dal 10% al 5%. “Una pianificazione basata su analisi puntuali permette di distribuire presenze e risorse anche verso i siti minori“, ha dichiarato Alessio De Cristofaro, direttore dell’Istituto centrale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero.

La Fondazione Delphos ha assunto la guida dell’Osservatorio. Il suo presidente, Sergio Bellini, ha definito il rapporto “una risposta alla mancanza di analisi sistematiche nel comparto … l’obiettivo dichiarato è fornire strumenti per prevedere i flussi e calibrare le politiche tariffarie.” Il dato che manca non è in nessuna tabella. Nessuna voce del rapporto spiega perché il Mezzogiorno conti appena un trentesimo degli accessi nazionali in luoghi che custodiscono secoli di storia.

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