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Un Festival che sembra sempre più "la festa del Santo Patrono"

Mogol ci ha rammentato l’importanza delle parole nelle canzoni. E’ finita l’era del cantautorato italiano? Il bel duetto tra Ramazzotti e la Keys sciupato dall’incidente tecnico. Domani è il giorno delle cover.

Un Festival che sembra sempre più "la festa del Santo Patrono"
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27 Febbraio 2026 - 00.49 Culture


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di Manuela Ballo

Sì, sono dati involontariamente la zappa sui piedi i creatori di questa edizione del Festival. Se la sono data quando hanno fatto ascoltare alcune delle canzoni scritte da Mogol: un confronto che fa emergere la pochezza di oggi, con testi che sembrano scritti più per post sui social che per brani musicali. Sappiamo quanto le parole non siano solo ancelle della musica. Lo ha dimostrato proprio Mogol con la sua collaborazione con Lucio Battisti. Lo dimostra il grande Paolo Conte con la magia e l’artificio di comporre legando strettamente sinfonia e poesia.

Vedendo questa edizione di Sanremo viene naturale interrogarsi su cosa sia rimasto della grande stagione del cantautorato italiano. Questo Festival, scrive con la solita chiarezza Aldo Grasso sul Corriere della Sera, “non consacra stelle, ormai distribuisce metriche”. Dello stesso tenore alcune osservazioni della rivista Rockol, per la quale Sanremo è da tempo la “ricorrenza del Santo Patrono”, un evento mediatico prima che una competizione canora, in cui la gara si sposta sui social. Si evidenzia ormai in modo eclatante “la trasformazione in uno show ricco di trash, con musica di sottofondo e l’uso di Auto Tune”, che permette, però, di mantenere sulle radio e sulle piattaforme un alto consenso negli ascolti.

Qualche presenza alza, per fortuna, il tono di questa terza serata: è il caso della presenza di Eros Ramazzotti che proprio da questo palco, qualche tempo fa, mosse i suoi passi verso un successo internazionale. Lo ha dimostrato anche nel duetto con la star Alicia Keys. Peccato che il momento magico sia stato interrotto per “motivi tecnici”: banalmente non funzionava il pianoforte. Si salvano in calcio d’angolo, mandando in onda un lungo blocco di spot pubblicitari. È da anni, peraltro, che il Festival è diventato un intermezzo tra una pubblicità e l’altra, diventando lungo. Esageratamente lungo.

D’altra parte è anche la stessa regia televisiva che mostra il basso livello, una tendenza che sta sempre più connotando la navigazione della prima rete, considerata l’ammiraglia della Rai. Aldo Grasso ha definito la regia della prima serata come “piatta e a tratti confusionaria”, cioè incapace di restituire pienamente la centralità delle esibizioni. Solo le imitazioni del co-conduttore Ubaldo Pantani riescono a farci fare qualche sorriso, come ieri sera era capitato con Lillo. Domani è il giorno delle cover: che Dio Conti ce la mandi buona.

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