Nel 1958 il pittore statunitense Mark Rothko fu incaricato di dipingere un ciclo di pannelli murali per il Four Season Restaurant nel Seagram Building, il grattacielo di Manhattan progettato da Mies van der Rohe e Philip Johnson delle distillerie Seagram. Il compenso di 35mila dollari era altissimo e, salvo errori, corrisponde a circa 400mila euro odierni. Era un locale per ricchi e per affaristi. “Spero di rovinare l’appetito di ogni figlio di puttana che mangia in quella sala” per farli sentire in trappola “in una stanza dove tutte le porte e le finestre sono murate”, promise l’artista a se stesso come ricorda Franco Fanelli sul Giornale dell’Arte di marzo nel suo ritratto di Rothko per la sua vivace serie di approfondimenti sui “primattori” dell’arte.
Sennonché l’artista andò a mangiare nel ristorante, capì che la sua opera avrebbe fatto da tappezzeria, restituì i soldi, riprese i dipinti di cui donerà un nucleo alla Tate Gallery di Londra nel 1969. Nato nel 1903 a Dvinsk nell’allora Russia e oggi Lettonia, il 25 febbraio del 1970 si tolse la vita nel suo studio.

A destra Mark Rothko, 1952-53 circa: Foto Henry Elkan / Courtesy The Rothko Family Archive. © 2026 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society (Ars), New York / Siae, Roma
Quel richiamo alle porte e finestre murate ha un rimando preciso: il vestibolo progettato da Michelangelo nella Biblioteca medicea laurenziana con finestre cieche che l’artista newyorkese vide a Firenze nel 1950 rimanendo profondamente suggestionato. Il Buonarroti ora ritrova il suo ammiratore: il vestibolo monumentale espone due dipinti di Rothko come tappa esterna della retrospettiva sul maestro dell’espressionismo astratto aperta da sabato 14 marzo al 23 agosto e organizzata da Palazzo Strozzi.

Con la mostra “Rothko a Firenze”, reduce dal successo di quella sul Beato Angelico con 250mila visitatori, la Fondazione raccoglie al piano nobile 68 opere tra dipinti e alcuni disegni. Li accompagnano due tappe esterne: nel vestibolo, appunto, e cinque piccoli dipinti accostati ad affreschi del Beato Angelico in altrettante celle nel Museo di San Marco e dove risulta strepitosa la combinazione cromatica delle sue astrazioni con le figure serene e l’impianto meditativo del pittore rinascimentale.

I curatori sono Elena Geuna e il figlio del pittore Christopher Rothko. In conferenza stampa il direttore di Palazzo Strozzi Arturo Galansino fa sapere che il progetto, complesso, è nato nel 2021, concepito appositamente per un confronto con il Rinascimento fiorentino. Con prestiti da mezzo mondo e il contributo delle collezioni dei due figli Christopher appunto e Kate. Un video, di Ludovica Sebregondi, racconta la vita e l’arte del pittore.
La Fondazione ha organizzato la rassegna con la collaborazione della Direzione regionale musei nazionali Toscana del Ministero della cultura oggi guidata dalla neodirettrice Carlotta Brovadan.

La retrospettiva, azzeccata, che allestì Palazzo delle esposizioni a Roma nel 2007-2008 dava forse maggior peso alla fase iniziale. Impostata anche questa in ordine cronologico, la mostra fiorentina muove dai primissimi passi figurativi in odore di realismo per passare rapidamente alla fase prossima al Surrealismo (vicina più al segno di surrealisti astratti di autori come un Masson che non a un Dalì), alle grandi macchie astratte per poi prendere il volo con la vena delle fasce dalla fine degli anni ’40 e gli anni ‘50. Pensando spesso ai viaggi italiani dell’artista.
Nei rossi mattone dell’ottava sala, per dire, potrete cogliere echi del rosso pompeiano che l’artista vide nel 1959 insieme alla seconda moglie Mary Alice Beistle e alla figlia Kate la quale, in conferenza stampa, ricorda divertita come, in un’escursione a Paestum e Pompei, avevano “solo vino e formaggio” mentre lei, bambina di nove anni, desiderava ardentemente dell’acqua.

La terza sala dispiega quattro tele magistrali, con tonalità calde dal giallo al rosso all’arancione, tra le quali si impone l’olio del 1952-53 del Guggenheim di Bilbao lungo tre metri: inonda la sala, e l’animo, di luce. La quarta sala raffredda virando verso i blu e i verdi, dalla settima sala i colori incupiscono, la nona sala, con opere dei tardi anni ’60, vede dominare i grigi e i neri in immagini che possono evocare un mare di un altro pianeta in una notte senza stelle. Siamo a un passo dal giorno in cui Rothko si suicidò, eppure anche qui c’è luce. “Le sue opere hanno sempre un fondo di luce, di pace, voglio pensare che credesse nel bene e nell’essere umano e credo sia un messaggio oggi ancora più importante”, esclama Galansino.

L’osservazione non va presa sottogamba. Queste campiture di colore che si sfrangiano richiedono di essere viste in presenza, invitano a meditare, a sentirsi pervasi di un senso dell’umano che è l’antitesi dell’affarismo, del potere, dell’avidità. “Trasmettono trascendenza”, suggerisce Elena Geuna.
Allora ripensiamo al gran rifiuto dell’artista verso la commissione, profumatamente remunerata, di un centro del capitalismo americano. La mostra raccoglie bozzetti per i “Seagram Murals” e Rothko rigettò quel lavoro probabilmente perché la sua opera avrebbe fatto da inutile tappezzeria intorno ad affaristi senza scrupoli pronti a divorare il mondo. Al che viene facile pensare all’affarista biondo cresciuto a New York e diventato presidente degli Stati Uniti, dispostissimo, insieme a chi lo spalleggia, a speculare con un mega resort per ricchissimi da erigere sui resti e sulle ossa di bambini, donne, uomini trucidati a Gaza.

Intendiamoci: un quadro di Rothko non è un contraltare politico diretto di Trump e soci mentre lo è, e il termine non suoni blasfemo, in senso spirituale, profondo, meditativo, in senso religioso inteso come espressione del sacro al di là di qualsiasi religione e potere costituito. Quel senso del sacro, aperto a qualsiasi fede, a cui rimandano poeticamente i piccoli e intensi quadri astratti a San Marco accanto al Beato Angelico.

Quel senso lo conferma un suo capolavoro che il vostro cronista ha la fortuna di aver visto e può testimoniare quanto sia toccante, commovente, coinvolgente: il ciclo di 14 dipinti nella Rothko Chapel a Houston, a forma ottagonale sì da evocare la pianta del Battistero fiorentino o di altri battisteri. Quelle opere sono dominate da viola cupi, blu profondissimi, quasi neri eppure, a distanza ravvicinata, sembrano emanare flebili bagliori. I mecenati Dominique e John de Menil gli commissionarono nel 1964-65 le opere per una cappella cattolica inaugurata però nel 1971 come un luogo a-confessionale, ecumenico, aperto a ogni pensiero e fede.
“Mio padre desiderava che chi osservava i suoi dipinti provasse la stesa esperienza religiosa che aveva provato lui mentre li realizzava”, dice Christopher Rothko nel comunicato stampa. Dunque guardare le opere del pittore diventa un’esperienza fisica e spirituale. Con un requisito: concedersi del tempo per provarne l’intensità altrimenti la fretta rischia di lasciare solo qualche vaga sensazione.

I libri. Il catalogo (50 euro), curato da Christopher Rothko ed Elena Geuna è pubblicato da Marsilio Arte. Che è l’editore anche Mark Rothko. Dentro l’opera (30 euro) del figlio del pittore e tradotto da Marco Cianchi. In occasione dell’appuntamento fiorentino, Electa pubblica due volumi che trovate dal 14 marzo al Museo di San Marco, dal 24 marzo in libreria: uno è Rothko. Viaggio a Firenze (18 euro) dello scrittore, artista e giornalista già a Repubblica Gregorio Botta; l’altro si intitola Rothko. Secondo natura (22 euro) e lo firma Riccardo Venturi.

Info utili. L’antica Officina profumo e farmacia di Santa Maria Novella ha predisposto la sacrestia per ascoltare “Rothko Chapel”, opera del 1971 del compositore Morton Feldman. Il biglietto intero per Palazzo Strozzi costa 15 euro, per San Marco 11, per il complesso monumentale della Biblioteca medicea laurenziana (adiacente alla chiesa di San Lorenzo) 5 euro. Controllate le varie riduzioni, le attività educative, gli orari di apertura.
Qui l’indirizzo web per Rothko a Palazzo Strozzi:
https://www.palazzostrozzi.org/mostra/mark-rothko/
Qui l’indirizzo web per il Museo di San Marco:
https://museitoscana.cultura.gov.it/luoghi_della_cultura/museo_di_san_marco/
Qui l’indirizzo web per il settore monumentale della Biblioteca medicea laurenziana:
https://www.bmlonline.it/settore-monumentale/
L’indirizzo web della recensione di Maria Calabretta su globalist.it sulla mostra sul Beato Angelico a Firenze 2025-26:
https://www.globalist.it/culture/2025/11/16/la-grande-retrospettiva-di-angelico-dalla-monumentalita-di-palazzo-strozzi-allintimita-di-san-marco/