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Pooh, 50 anni fa il primo disco

La storia del gruppo italiano più famoso. Chi c’era e cosa cantava all’epoca del beat. Tutto sulla band prima che diventasse leggenda. [Francesco Troncarelli]

Pooh, 50 anni fa il primo disco
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28 Gennaio 2016 - 11.08


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di Francesco Troncarelli

28 gennaio 1966, cinquant’anni fa, nella casa discografica Vedette, nascono i Pooh, la band che farà la storia del nostro pop, di lì a poco esordiranno con il loro primo 45 giri. Dimenticate “Piccola Katy” e “Tanta voglia di lei”, quelli sono stati i primi successi e sono venuti dopo, rispettivamente 1968 e 1971, la loro prima volta fu beat puro, leggi chitarre elettriche, batteria, tastiere, poca melodia e arrangiamenti sostenuti. Ma dimenticate anche i Pooh che conoscete, la prima volta erano altri. E non c’era nessuno di quelli che poi sono arrivati ai giorni nostri. Incredibile, ma vero. Vediamo la loro storia.

Il primo nucleo di quello che sarà il gruppo dei Pooh, all’epoca conosciuto come Jaguars, si forma ufficialmente nel 1962 a Bologna, per opera del batterista Valerio Negrini e di un giovane chitarrista di estrazione orchestrale e di famiglia nobile, Mauro Bertoli. Dopo vari cambiamenti, alla fine del ‘65, si arriva alla prima formazione un po’ più stabile: Valerio Negrini (batteria), Mauro Bertoli (chitarra solista), Gilberto Faggioli (basso), Mario Goretti (chitarra ritmica) e Bob Gillot (tastiere).

Questo quintetto ottiene un contratto con la etichetta Vedette di Armando Sciascia che, avendo perso da poco l’Equipe 84, sta cercando un nuovo complesso beat da lanciare sul mercato per il pubblico giovanile che porta i capelli lunghi e segue la new wave della musica. Poiché esiste una formazione romana con lo stesso nome (i Jaguars), che ha già inciso un disco, si deve trovare una nuova denominazione: come ha raccontato lo stesso Sciascia, quella che viene scelta (su suggerimento di Aliki Andris, corrispondente estera della Vedette) è ispirata a Winnie the Pooh, l’orsacchiotto della letteratura per l’infanzia. E’ il 28 gennaio di 50 anni fa.

Ecco così che esce il loro primo 45 giri in quella formazione beat, si intitola “Vieni fuori”, ed è la cover di un brano lanciato dallo Spencer Davis Group guidato da Steve Winwood “Keep on Running”, nel Lato B c’è “L’uomo di ieri”. L’adattamento italiano del testo è di Valerio Negrini e non di Maurizio Vandelli, come invece accreditato. Ai tempi vigeva uno strano regolamento SIAE che destinava al primo degli autori che adattasse in italiano un testo inglese, anche i proventi dei successivi adattamenti, disconoscendone quindi il lavoro.

La copertina di quel disco è eloquente per la nostra narrazione, i volti dei cinque Pooh sono ignoti ai più, perché non sono gli attuali, ma gli originali e fondatori del gruppo, anzi, come venivano chiamati allora le band nate sulla scia della British Invasion, del complesso.

I magnifici cinque iniziano a farsi notare. Partecipano al programma cult della domenica “Settevoci” condotto da Pippo Baudo, già da allora talent scout di artisti. Qui presentano il brano “Quello che non sai”, cover di “Rag doll” dei Four Seasons, pubblicato poi come lato B di “Bikini Beat”, il loro secondo 45 giri uscito a maggio, che viene commissionato al quintetto come jingle pubblicitario da parte di un’importante marca di rossetti.

Sul finire del mese di aprile il giovane bergamasco Camillo Roby Facchinetti (eccolo!) sostituisce alle tastiere Bob Gillot. Nell’estate dello stesso anno, Riccardo Fogli (e due) entra a far parte del complesso, sostituendo Gilberto Faggioli, bruscamente “licenziato” da Bertoli & company. L’incontro fra l’ex cantante degli Slenders, un gruppo rock di Piombino, e il complesso dei Pooh avviene al Piper di Milano. Poi Bertoli lascia e i Pooh restano in quattro. Dody Battaglia arriverà al posto di Goretti nel 68 dopo “Piccola Katy”, Stefano D’Orazio nel ’71 col passaggio alla CBS in sostituzione di Negrini che diventerà l’autore del gruppo. Fogli lascia nel 73 per tentare la carriera di solista e arriva Red Canzian (sarà il quarto) i Pooh diventano…i Pooh ed entrano nella leggenda. Ma questa è un’altra storia.

Per approfondire: [url”Un pensiero rock per i 50 anni dei Pooh”]http://giornaledellospettacolo.globalist.es/Detail_News_Display?ID=85094&typeb=0&30-09-2015–un-pensiero-rock-per-i-50-anni-dei-pooh[/url] di Francesco Troncarelli

POOH – VIENI FUORI

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